La gestione dell’identità digitale cambia natura. A lungo limitata all’autenticazione su portali amministrativi, diventa un mattone infrastrutturale che le aziende private, le banche e i fornitori di servizi dovranno integrare nei loro percorsi clienti. Il regolamento (UE) 2024/1183, adottato l’11 aprile 2024, impone agli Stati membri di offrire almeno un portafoglio di identità digitale interoperabile entro la fine del 2026. Questo calendario ridefinisce gli strumenti disponibili e le restrizioni che gravano sulla loro adozione.
Divulgazione selettiva: cosa cambia la logica degli attributi verificati
I confronti tra strumenti IAM classici si concentrano sull’autenticazione e sulla gestione degli accessi. Lasciano da parte un meccanismo centrale del quadro eIDAS 2.0: le attestazioni elettroniche di attributi. Il principio è semplice. Piuttosto che trasmettere l’intera identità per dimostrare un diritto, l’utente condivide solo l’attributo necessario (un’età, un diploma, un indirizzo).
Questa logica di divulgazione selettiva modifica il modo in cui gli strumenti di verifica sono progettati. Un servizio di noleggio online non ha bisogno di memorizzare la data di nascita completa di un inquilino: basta ricevere un’attestazione che confermi che la persona è maggiorenne. Un ente di formazione può verificare un livello di qualificazione senza accedere al certificato di voto completo.
Gli strumenti che si posizionano su questo segmento centralizzano le loro risorse attorno alla gestione dell’identità e alla personalizzazione dei dati condivisi. Per esplorare le soluzioni disponibili, si può consultare la pagina principale di IdentiTools che raccoglie diverse approcci alla gestione dell’identità digitale.
I feedback sul campo divergono riguardo alla reale maturità di questi meccanismi. Se il quadro normativo è stabilito, le implementazioni tecniche variano da uno Stato membro all’altro, e l’interoperabilità rimane un cantiere aperto.

Portafoglio europeo di identità digitale (EUDI Wallet): calendario e obblighi
Il portafoglio europeo di identità digitale, spesso indicato con il termine EUDI Wallet, costituisce l’asse strutturante del regolamento eIDAS 2.0. Ogni Stato membro dovrà offrire almeno un wallet interoperabile entro la fine del 2026. Questo portafoglio permetterà di memorizzare e condividere attributi verificati: identità, indirizzo, permessi, diplomi.
L’obbligo non riguarda solo le amministrazioni. Gli enti designati, in particolare le banche e alcuni fornitori di pagamento, dovranno accettare i documenti provenienti da questi portafogli. Ciò trasforma l’identità digitale di un soggetto amministrativo in un’infrastruttura di conformità e onboarding commerciale.
Cosa cambia il wallet per i percorsi di registrazione
Un percorso KYC bancario classico implica l’invio di uno scan di un documento d’identità, una verifica manuale o semi-automatizzata, e poi un’archiviazione del documento. Con un wallet EUDI, il processo potrebbe ridursi alla ricezione di un’attestazione firmata, verificabile in tempo reale, senza memorizzare il documento sorgente da parte dell’azienda.
Il wallet sposta la responsabilità della memorizzazione verso l’utente. L’azienda verifica un attributo senza conservarlo. Questo cambiamento ha implicazioni dirette sulla conformità al GDPR: meno dati memorizzati significa un perimetro di rischio ridotto in caso di fuga.
I dati disponibili non consentono ancora di misurare l’impatto reale sui costi di conformità. Il dispiegamento effettivo dipenderà dalla velocità di adozione da parte dei fornitori privati e dalla qualità delle API messe a disposizione dai fornitori di portafogli nazionali.
Passkeys e autenticazione senza password: a che punto sono gli standard
Le passkeys sono ora integrate nei riferimenti di sicurezza come alternativa alle password tradizionali. Basate sulla crittografia asimmetrica, associano una chiave privata memorizzata sul dispositivo dell’utente a una chiave pubblica registrata dal servizio. L’utente si autentica tramite biometria locale (impronta, riconoscimento facciale) o tramite codice PIN, senza che alcun segreto condiviso transiti sulla rete.
- Resistenza al phishing: la chiave privata non lascia mai il dispositivo, rendendo inefficaci gli attacchi di phishing su questo vettore
- Compatibilità crescente con i principali browser e sistemi operativi, il che facilita il dispiegamento senza un’app dedicata
- Possibilità di sincronizzazione tra dispositivi di un medesimo ecosistema, riducendo il rischio di perdita di accesso in caso di cambio di terminale
D’altra parte, la sincronizzazione inter-ecosistemi (passare da un ambiente Apple a un ambiente Android, ad esempio) rimane un punto di attrito documentato. L’interoperabilità totale delle passkeys tra piattaforme non è ancora acquisita.

France Identité e FranceConnect: articolazione tra identità statale e servizi privati
In Francia, l’applicazione France Identité consente di creare un’identità digitale certificata a partire dalla nuova carta d’identità nazionale in formato carta di credito. Questa identità può poi essere utilizzata per connettersi a servizi tramite FranceConnect o FranceConnect+, a seconda del livello di garanzia richiesto.
L’articolazione tra questi mattoni non è sempre leggibile per l’utente finale. FranceConnect aggrega diversi fornitori di identità (impots.gouv.fr, Ameli, La Poste), mentre France Identité mira a un livello di fiducia più elevato, adatto a pratiche sensibili.
Usi concreti e limiti attuali
Gli usi si moltiplicano: giustificazione d’identità online, imbarco aereo semplificato, trasmissione di documenti senza fotocopia. France Identité ha superato il traguardo dei 5 milioni di utenti.
- Dimostrare la propria identità durante una pratica amministrativa senza doversi spostare fisicamente
- Generare un documento d’identità verificabile da un terzo (locatore, datore di lavoro) direttamente dall’applicazione
- Utilizzare l’identità certificata come base per il futuro portafoglio EUDI francese
Il limite principale rimane il prerequisito materiale: è necessario disporre della nuova carta d’identità in formato europeo e di uno smartphone compatibile NFC. Una parte della popolazione rimane esclusa di fatto.
L’identità digitale in Francia e in Europa si costruisce per strati successivi, ognuno dei quali aggiunge un livello di fiducia e granularità nella condivisione dei dati. Gli strumenti che si affermeranno saranno quelli in grado di combinare conformità normativa, semplicità d’uso e rispetto effettivo del controllo da parte dell’utente. Il calendario della fine del 2026 per i wallet EUDI fornirà una prima misura concreta di questa transizione.



